MUSEO-CRIPTA
In seguito al terremoto del 23 novembre 1980 che causò gravissimi danni alla Cattedrale, si rese necessario sfondare la porta d'ingresso della cripta che rivelò un ambiente ricolmo di ossa umane, malsano, rimpicciolito da murature posteriori e da pilastri.
I lavori di svuotamento dei locali portarono alla luce diversi manufatti che riconducevano alla primitiva Chiesa trevicana di cui nella storia e nei documenti di archivio non vi è traccia.
Il portale gotico, in pietra romana, presenta la data 1409 e due piccoli fregi in bassorilievo.
La Cripta nel suo insieme è portatrice di messaggi: per l'orientamento verso il sorgere del sole (Cristo vera luce), per la teoria della luce, applicata (la prima finestrella sotto il trono del Cristo, la inonda dei raggi del sole del primo mattino; le due monofore del lato sud-est introducono la luce che dura tutto il giorno), per la destinazione secolare e sepolcreto di diverse generazioni ed infine per le pitture medioevali.
Il ciclo absidale di circa 11 mq, che ripropone il modello della vita cristiana medioevale e monastica, presenta al centro Gesù Crocifisso in trono, che focalizza la centralità universale del Cristo, ed è circondato da una teoria di Santi; a destra: Pietro Apostolo (legame con la sede di Pietro), Caterina di Alessandria (saggezza del credente) e Antonio Abate; a sinistra: Giovanni Battista, Madonna con il Bambino (pietà mariana collegata alla chiesa bizantina), Guglielmo Vercelli (apostolo eremita in Irpinia e fondatore del monachesimo verginiano).
Gli affreschi, opera molto probabilmente di allievi napoletani di Giotto, sono stati restaurati dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Avellino e Salerno e collocati su robusti telai di alluminio rivestiti di sughero isolante.
A destra di chi entra nella Cripta, dopo il bel portale interno su cui è murata la statua di S. Paolo Apostolo, si ammira il trittico (2,15x1,85 mt) dei Santi domenicani raffigurante: S. Domenico di Guzman e S. Caterina da Siena che richiamano la feconda opera nella Diocesi trevicana di vescovi appartenenti a questa famiglia religiosa, ed incappucciati della Congrega trevicana della Misericordia.
Sulla sinistra è collocato il pannello (2,00x2,10 mt) raffigurante un'altra Madonna con Bambino del XV secolo.
Oltre agli affreschi sono stati ritrovati anche altri reperti: il coperchio di una tomba romana (1,30x0,50x0,58 mt) con la seguente epigrafe: "D.M. Rubrua resilli JAN Claudio Quintiliano coniugi B.M. fecit", classificata dal Mommsen (Codex Neapol. 14 G del 17/07/1789) e dallo Iannacchini (Topografia Istorica dell'Irpinia pg.53); una pietra mensoria o tomolo (1,00x0,87x0,50) per misurare granaglie e cereali; 2 capitelli corinzii (30x35x30) e un blocco di pietra con rilievo dell'immagine della Madonna di Monserrat (0,80x0,50x0,22 mt).
A sinistra: scultura lignea della Madonna della Libera (1,25x0,44 mt) del XIV secolo; a destra: scultura lignea della Madonna della Libera (1,00x0,40 mt) del XVI secolo.
Agli antichi temi iconografici di Maria di Nazareth, (Madonna onorante, Madonna in gloria, Madonna con il Bambino), si aggiunge, nel secolo XVI, quello di Madonna della Misericordia che sotto le ali del suo mantello accoglie e protegge la cominutà dei fedeli. Le due statue trevicane costituiscono, nei rilievi, anche un interessante repertorio di fisionomia e di abbigliamento dei fedeli dell'epoca.
Altare sacrificale dietro il quale si trovava il ciclo absidale. (2,00x1,55x1,00 mt)